L’antica Leggenda di Lucus e il fuoco d’oro del lago

Ci fu un tempo in cui il mondo era sommerso d’acqua e le acque governavano la terra col loro fluire lento e incessante.
Al centro esatto di quel grande oceano emergeva un’isola verde cinta da monti a forma di piramidi coniche e levigate.
Sulla sommità più alta di esse si ergeva un luogo sacro in cui dimorava il saggio Lucus e con lui altri numi, genii, ninfe e satiri del bosco.
In quell’erbosa isola immersa nel mare convivevano in armonia i quattro figli di Lucus, generati dalla ninfa Marmora, che custodiva nel bosco il sacro ramo d’oro per risorgere dall’Ade.
Il loro primogenito si chiamava Fuoco e aveva tre sorelle: Terra, Acqua e Aria.
Su quel piccolo lembo di terra felicemente emersa tra le acque splendeva alto il fuoco del Sole a riscaldare l’aria in un eterno solstizio d’ estate in cui il giorno era perenne e sconosciuta al mondo la notte.
Ma Ii saggio Lucus sovrano di quel bosco era l’unico ad aver compreso che a poco a poco il sole avrebbe finito per ardere tutta la Terra fino a prosciugare coi suoi raggi le acque del mare, rendendo irrespirabile l’aria circostante e invivibile quel luogo sacro per la sua progenie.
Allora il saggio padre consegnò a ciascuno dei suoi quattro figli quell’elemento naturale da cui essi traevano nome e gli ordinò di prendere il mare prima che questo per sempre scomparisse, preservando quegli elementi naturali di Fuoco, Terra, Aria e Acqua in quattro diversi luoghi sicuri, in modo da farne un giorno dono agli altri uomini. E i quattro figli custodendo il loro proprio elemento, si misero ciascuno alla testa della loro progenie a formare quattro diversi popoli, disposti in quattro file di barche con le prue rivolte verso quattro ignote rotte diverse e nacquero così i quattro punti cardinali.
Fu così che il vecchio padre diede al figlio maschio l’elemento fuoco da cui egli traeva il nome e gli raccomandò di preservare sempre accesa quella gialla torcia recandola fino alla nuova terra che stava emergendo a est dal mare.
E dalla gialla fiamma accesa di Fuoco nacque il popolo dell’Asia che da allora dona luce al mondo all’albeggiare di ogni giorno nuovo.
Quindi il vecchio sovrano donò alla prima figlia Aria il bianco immacolato di quel suo puro elemento naturale e anche questa, postasi alla testa delle sue barche, navigò in mare aperto verso nord, creando il bianco popolo d’Europa chiaro e trasparente come l’aria.
La nera terra della valle, arsa dal sole d’estate, il Padre offrì quindi alla seconda figlia che proprio Terra aveva nome e questa si diresse a sud popolando con i figli dei suoi figli l’Africa Nera che da allora è del mondo intero la madre Terra.
Infine l’azzurro cristallino dell’elemento acqua, il re lo donò alla più giovane delle sue figlie e questa irrorò pazientemente, a stilla a stilla il nuovo mondo emerso a occidente, le Americhe, i Caraibi e l’ Oceania tingendole d’azzurro come l’acqua che dona al mondo vita nuova.
Non appena i quattro figli del sovrano scomparvero in mare aperto, il padre per impedire che quell’eterno sole prosciugasse il residuo oceano rimasto tra le terre emerse impedendo loro di navigare, invocò il sole affinché tramontasse proprio al centro di quel suo bosco sacro discendendo dallo zenit dell’eterna estate. Il sole commosso dal disperato gesto d’amore paterno esaudì le preghiere del sovrano e sprofondò fin nelle voragini della Terra trascinando con se il corpo di Lucus.
La Ninfa Marmora allora, in preda alla disperazione, gettò il suo ramo d’oro nel baratro di fuoco in cui era sprofondato Lucus e si lanciò nel vuoto dalla sommità più alta del monte divenendo da quel dì l’imponente cascata delle Marmore che alimenta un fiume e il mare di nuova linfa vitale.
Così il sacrificio del padre Lucus e della madre Marmora permise a ciascuno dei loro quattro figli di preservare la navigazione verso nuovi mondi.
Ma ora che il sole si era inabissato nelle viscere della Terra ai piedi del Monte Luco col ramo d’oro della ninfa amata, le tenebre della notte avevano avvolto il mondo in un’eterna notte senza speranza
Fu solo grazie a quei quattro elementi naturali che i quattro popoli del nuovo mondo sopravvissero al buio gelido della notte, portando a compimento il loro viaggio.
Ma un semplice dono ricevuto non può recare giovamento all’uomo se non è generosamente condiviso con ogni altro fratello
E così onorando le ultime raccomandazioni del padre, prima ancora di prendere il largo ciascuno dei quattro aveva condiviso il proprio dono con gli altri fratelli conservando uniti i quattro elementi.
Grazie a quell’unione le quattro rotte differenti furono confortate dal giallo fuoco delle torce accese, la nera madre terra del bosco sacro produsse cibo per sfamare gli uomini nei quattro remoti angoli del mondo e anche l’acqua li dissetò così come la purezza dell’aria permise loro di conservarsi incontaminati nei secoli a venire.
Alla fine del lungo viaggio, quei medesimi elementi primari, produssero altra vita nelle nuove terre emerse dall’acqua e quattro nuove razze differenti per colore furono generate dall’amore e dal sacrificio di un solo padre.
Quando il sole seppe che i quattro figli dell’uomo avevano alfine condotto a termine il loro viaggio, donando ciò che avevano ricevuto, decise che era tempo di risorgere dalle tenebre e dare nuova luce al mondo intero.
E così la Terra conobbe la sua prima alba ai piedi del monte Luco proprio nel punto esatto in cui il sole era sprofondato e la voragine che lo aveva inghiottito insieme a Lucus si riempì delle acque circostanti a formare un nuovo lago ai piedi di quel sacro monte.
Da quel giorno ogni nuovo giorno continua incessantemente ad alternarsi con la notte in un eterno ciclo vitale senza fine di luce e ombra, di vita e morte.
L’eterna estate da quel dì muta al lento mutar delle stagioni, quattro in tutto, diverse tra loro e perciò complementari.
Quattro, come gli opposti punti cardinali, quattro come gli elementi di natura, quattro come i figli che generarono i diversi popoli della Terra, salpati da una stessa riva alle pendici del sacro bosco ove adesso sorgeva un lago ai Piè di Luco.
Da quel lontano giorno, ogni solstizio di giugno, quando il sole raggiunge lo zenit di mezza estate, quattro file di barche misteriosamente compaiono dal nulla solcando le acque del lago ai piedi del bosco sacro.
Provengono dai quattro punti cardinali della Terra, richiamate dal Sacro spirito dell’antico padre, il cui corpo quelle acque conservano intatto nel fondale.
Le imbarcazioni navigano silenziosamente nelle tenebre, recando l’antico fuoco mai spento del suo amore.
Scivolano sulla stessa acqua, lambiscono l’antica terra vibrando la stessa aria, mostrano colori e lingue diverse, conducono i figli dei figli uniti tra loro in un antico rituale. Poi quando le barche si incrociano al centro del lago, nel punto esatto in cui il sovrano Lucus sprofondò nelle viscere della terra insieme al sole primordiale, i quattro originari elementi vengono restituiti devotamente al lago e nelle sue acque ritrovano armoniosa unione.
Finché vi saranno altri uomini giunti sul lago la notte di mezza estate, finchè vi saranno altre barche a donare luce dai quattro diversi angoli del mondo, finché vi sarà ancora un altro solstizio d’estate a donare intatti gli elementi naturali…
La Terra e l’aria rifulgiranno di nuova vita. Un fuoco imponente si leverà dall’acque e l’antico spirito di Luco risplenderà dal fondo con il sacro ramo d’oro di Marmora stretto ancora nella mano
Lo stesso ramo d’oro che fu strappato nel santuario di Diana a Nemi, quello che permise a Enea di scendere nell’Ade, consentirà per una notte ancora a Lucus di risorgere dalle acque e rischiarerà la notte di mezza estate
Sarà ancora l’alba per tutti i giorni a venire, un radioso sole propizierà il grano e rigogliose le dorate messi. Gli armenti risaliranno in massa l’erboso ciglio seguendo i Numi sacri del lago e allegri Satiri costelleranno il bosco d’abbacinanti lucciole tra le fiorite fronde.
Scroscianti tuffi di rane e ninfe come di Marmora nell’ultimo volo rintoccheranno dodici volte, da monte a monte. S’intoneranno canti e danze davanti al fuoco e nuovi amori accenderanno tutti coloro che avranno gettato un ramo d’oro, tratto da quelle fiamme, nelle gaie, lucenti, acque festose del Lago…ai Piè di Luco.

Stefano de Majo